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giovedì 17 febbraio 2022

 

L’IMPATTO DELLA POESIA SUL LETTORE

Parlando della Poesia , a volte, si mette in risalto la “lateralità” , rispetto alla vita. Penso che forse il collocare così la Poesia, denunci il senso di frustrazione della posizione sociale del prodotto poetico. Pochi se ne occupano. Gli altri, nelle diverse forme artistiche, caso mai apprezzano la narrativa, le arti figurative, la musica.

Guardiamo quanti romanzi vengono letti, quante mostre sono visitate e quanto si apprezzino i concerti (ovviamente sto parlando di una minoranza: la maggioranza guarda le partite, apprezza canzoni di tutti i tipi, rimane incollata alle Tv)

Forse, per dire una malignità, un certo apprezzamento per altre forme artistiche, può essere anche infiltrato dal valore economico di queste produzioni: “money is money”.

I Poeti invece sono poveri e devono arrabattarsi con mestieri vari, sperando che siano il più intellettuali possibili...

Ma, a prescindere da queste constatazioni sociologiche, a me sembra che la Poesia susciti invece delle resistenze e che venga mal sopportata. La Poesia ha qualcosa, invece, che entra dentro, si mescola ai nostri elementi psichici interni. Nel poeta, poi (come per altre produzioni artisitche) può rappresentare un nucleo fondamentale della propria esistenza. Anzi dare senso alla vita ( nel mio linguaggio “psico”, forse protezione?). Ma perché questo? L’utilizzazione della parola non in un senso socialmente univoco, ma nell’estrema varietà dei significati, introdotti dentro di sé ,si aggrega alle componenti scisse della nostra psichicità, proprio come virus o batteri (visto che sono di moda). In termini “psico”: l’Io si modifica fortemente perché l’esperienza della parola affonda le radici nella primitiva evoluzione infantile e il suo schema di riferimento condiziona la sua personalità. Sono “preso” da tantissime cose e continuo a crearne altre. La Poesia è uno straordinario stimolatore e costruttore di nuove rappresentazioni psicologiche che sono in continuo movimento. Quando io penso a “Amor che a nullo amato, amar perdona” o “La sventurata rispose” o Saffo”sorridente, incoronata di fiori”, ogni volta aggiungo ulteriori elaborazioni interne e quindi narrative di quel mio Io che a che fare con qualcosa di diverso e costruisce porte di entrata per “landscapes” nuovi.

Si può ipotizzare che chi legge una poesia, la introietti stimolando contenuti interni(consci o inconsci ecc.), e quindi formando un nuovo evento psicologico, un mix con pesi vari a seconda della struttura caratteriale, della propria storia, dell’influenza dell’ambiente reale o virtuale nel quale è immerso. Ovviamente, ma come fatto decisivo, modificando un gradiente emozionale (piacevole, spiacevole ecc.) rispetto a quello usuale.

Tuttavia, a questo proposito va fatta una osservazione. Mentre, in genere, il produttore di testi, di arti figurative, di musica, tiene sempre d’occhio la possibile reazione dei fruitori (anche, diciamo malignamente, perché spesso sono presenti aspetti economici e gli editori vigilano…), i poeti sembra che non si preoccupino affatto di come saranno lette, capite, vissute emotivamente, le proprie liriche. Si potrebbe avanzare l’ipotesi che c’è un egocentrismo narcisistico che sembra affermare: questo è quello che ho creato io, comunica me stesso e i miei contenuti, se vi piace sono contento, altrimenti …Ovviamente ci può essere anche un desiderio di coinvolgimento, di stimolazione magari ideologica ma infine la poesia è soprattutto un’espressione personale. Anche per questo, forse , viene poco accettata.

Cioè i criteri di valore sono caso mai fissati dagli altri partecipanti dello stesso gruppo sociale, poeti e critici (con una notevole presenza di avversioni, invidie, alleanze magari temporanee ecc. D’altra parte questo è tipico di ogni gruppo sociale)

Tornando però all’argomento dell’impatto sul fruitore ci sono due ulteriori aspetti che secondo me, vanno tenuti in considerazione.

Uno riguarda l’itinerario percettivo e le relative possibili fissazioni sul corpo della lirica. Questo perché, a differenza per esempio delle opere figurative che possono essere guardate immediatamente nella loro globalità o nell’’attenzione sui dettagli, sia che si tratti di una poesia o di una prosa, c’è un itinerario di spazio della lettura ( o dell’ascolto) inserita nella dimensione S\T: Spazio Tempo. Cioè si “cammina” nel testo.

Ora non è solo un problema percettivo (anche se questo è molto presente, soprattutto negli aspetti ritmici e fonetici. Basti pensare al ruolo che la metrica ha sempre avuto) ma anche al livello di una selezione di aree o singole parole, che, probabilmente hanno per il singolo fruitore, sia un gradiente emozionale specifico (piacevole, spiacevole ecc.), sia perché per regole associative formali e/o di contenuto, si collegano a quei contenuti interni dei quali avevo accennato prima. Esempio banale: “Amor che a nullo amato, amar perdona” oltre alla fissazione sul termine Amore e sulle sue declinazioni nel verso (per ovvi motivi..), il ”perdona”può essere ignorato (magari perché ha troppo un profilo buonista) o accolto per gli stessi motivi oppure scisso dentro di noi in “per dono” che collegato al termine Amore, ne aumenta l’impatto emozionale e forse il proprio radicamento nell’esperienza storica del soggetto. Cioè la polisemia invocata come una delle maggiori differenziazioni rispetto alla prosa che ha invece la sua base nel processo della narrazione, ha un valore molto più ampio di quanto i meccanismi retorici della metafora e della metonimia spiegano. Cioè io posso vivere anche scissioni o modificazioni interne di singole parole.

Nella ricerca, senza pretese, che con altre due persone, ho effettuato e pubblicato su Incognita (n.2), abbiamo indagato, in colloqui cosiddetti clinici(cioè liberi e approfonditi, secondo una traccia, non con le solite domandine/risposte dei questionari), quali fossero le reazioni di 30 persone (ambosessi, distribuiti per età, di classe media, non di un mestiere “intellettuale”), alla lettura di una lirica di Montale:”Piccolo testamento”. Oltre a raccogliere le impressioni alla prima totale lettura della poesia, si è poi proceduto ad un’analisi per aree, individuando su quali parole o frasi, si era fermata l’attenzione, e che abbiamo definito focal points. Cioè il lettore e con criteri abbastanza soggettivi, selezionavano parti, l’impatto delle quali poteva essere, per ognuno, piuttosto rilevanti.

Questo il poeta spesso lo intuisce e non a caso utilizza ed elabora accuratamente singole parole, che, nel mio linguaggio “psico” diventano oggetti, produttori di ulteriori processi ed elaborazioni interne. Ma questo per il poeta, ma per chi lo legge?

Il secondo aspetto sul quale mi soffermo è specificatamente psicoanalitico e riguarda la relazione che si sviluppa tra il lettore e la poesia, tra il lettore e l’autore che è il vero produttore di questo oggetto. Qui, secondo gli aspetti di base del processo psicoanalitico, si forma una situazione transferale, nel senso specifico del termine e cioè di “trasferimento “dell’attuale relazione nella situazione infantile.

Il lettore, la poesia, l’autore, nel vissuto del fruitore (e poi si affacciano più ,sullo sfondo, altri personaggi), si scambiano ruoli genitoriali e fraterni, con vicendevole acquisizione di connotazioni protettive, desiderative, rancorose, abbandoniche ecc. La lirica diventa un terreno di possesso ma a propria volta si personalizza e “mangia” il lettore. Come avviene non solo nel trattamento psicoanalitico ma in qualsiasi relazione, sia con esseri animati che non animati.

In altre parole, io posso rivivere, nella mia lettura poetica, esperienze relazionali antiche, infantili, con connotazione positiva o negativa. Ma inoltre so che dietro alla poesia c’è un autore e con la sua figura virtuale anche qui mi metto in relazione nel triangolo lettore-lirica-autore.

Vi è quindi una problematicità rilevante se vogliamo costruire modelli dell’impatto psicologico (e sociologico, antropologico culturale) sia dell’immagine globale del genere Poesia, sia delle reazioni alla lettura di liriche specifiche. Ora l’uso di tali modelli incontra spesso resistenze, nei poeti e in altri, perché decostruirebbe un qualcosa che va preso nella globalità e nell’immediatezza e non frammentato ed analizzato nelle componenti. Questo atteggiamento spesso, si basa su ideologie diciamo totalizzanti, anche spiritualistiche e metafisiche.

La mia ideologia di base,quella scientifica, non può accettarle.

Invece si può chiedere qualcosa d’altro, sulla Poesia come su altri,anche disparati eventi, e cioè che gli strumenti(e quindi le ipotesi che ne derivano), siano ancora non adeguati ad analizzare fenomeni così complessi.

(1) Incognita,n.2-Giugno 1982







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