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mercoledì 23 febbraio 2022

 

POESIA: L’IMMAGINE VISIVA EVOCATA DALLA PAROLA

Negli anni 70 (1), uno psicologo cognitivista , Paivio, costruì ,suffragata da una serie di esperimenti , l’ipotesi che anche quando usiamo un comportamento verbale ,  si crei un’immagine visiva parallela. E’ la teoria del Dual Code. Tale immagine, generalmente, è però in subordine di consapevolezza rispetto a quella verbale, Ovviamente questa modalità evita una confusione, una sovrapposizione dei risultati dei due codici.

E’ probabile che per altri esseri animati, non dotati di verbalizzazione significativa, si formino, in modo importante, anche altre percezioni oltre quelle visive, per esempio uditive, olfattive.

Quindi, considerando questa ipotesi possiamo chiederci come anche in una verbalizzazione specifica, quale la poesia, nella lettura o nella recitazione, si formino delle immagini dentro di noi.

E’ quello che in genere è considerata la “rievocazione” prodotta da un verso o da una parola. Ovviamente comune a tutti i campi verbali, ma che acquista un particolare importanza nella poetica, poiché non sembra disgiunta da un apporto emozionale, positivo o negativo, tale da sviluppare spesso anche il giudizio critico.

In altre parole, un prodotto poetico può suscitarmi non solo emozioni in se stesse (diciamo emozioni allo stato “puro”) o associazioni con altre verbalizzazioni ma anche immagini visive che, a propria volta, possono essere stimolatrici di emozioni.

E’ interessante cercare di analizzare anche quale sia la posizione del soggetto nello scenario evocato: di semplice spettatore o di partecipante, attivo o passivo?

 Chi non accetta che le emozioni siano il fulcro dell’agire umano, può considerare  la tesi che le immagini diventino un potente supporto alla funzione  comunicativa concettuale della verbalizzazione.

Ma qui vorrei considerare come, in ogni caso, lo status delle immagini che emergono, per la teoria del Dual Code, durante la verbalizzazione, si aggiunge alla problematica molto vasta che investe uno degli aspetti più importanti non solo della psicologia in generale ma, ma soprattutto della psicoanalisi. Quello delle rappresentazioni o scenari, costruiti mentalmente con un’estremizzazione speculativa relativa alle ipotesi di rappresentazioni “inconsce”.

Cioè noi saremmo soprattutto un luogo di scenari, creati, modificati, repressi.

Questi scenari che utilizzano materiale mnestico derivato dalle nostre esperienze (lasciamo per ora altre concezioni che possono sfociare in visioni di base metafisiche), vengono costruiti al momento dalla stimolazione interna o esterna, oppure sono già presenti in noi, nel serbatoio della memoria e vengono richiamati al momento?  Abbiamo due esempi specifici. Uno riguarda sogni e deliri, l’altro le fantasie, create specificatamente o emergenti.

Nei sogni l’assemblaggio contingente di immagini diverse è evidente. Dando luogo a situazioni surreali che però data la persistenza della nostra sensazione identitaria “normale”( uno dei fenomeni meno spiegabili), appaiono al momento reali e non contraddittori.

Nelle fantasie la narratività logica sembra che sia un requisito irrinunciabile, anche se abbiamo un’area di confine nella quale l’immaginazione può scivolare verso l’indeterminatezza (le filosofie orientali ci giocano molto al riguardo).

Ma se la parola, in questo caso poetica, stimola non solo emozioni dirette ma anche scenari, a propria volta scenari autonomi o percezioni stimolano la verbalità, soprattutto poetica.

Cioè c’è uno scambio cosiddetto di reciprocità causa-effetto.

Considerando ora il problema delle rappresentazioni inconsce, qui la riflessione si aggroviglia anche dalla non chiara e verificabile concezione dell’inconscio.

In ogni caso l’affermazione freudiana che scenari inconsci, basati su esperienze infantili, continuino, nella spinta verso la consapevolezza, a trasformarsi in altre immagini, in parole, in sintomi, è molto seduttiva. Quindi, specificatamente per la poetica, questa sarebbe il prodotto, ovviamente raffinato di una trasformazione di rappresentazioni infantili represse. Che poi Freud, intimorito dalla attrazione che gli archetipi junghiani, così gratificanti per le esigenze metafisiche e spiritualistiche, potessero avere la meglio, abbia introdotto anche le cosiddette rappresentazioni originarie (2), ereditate filogeneticamente, è un altro problema, del tutto controverso.

Ora, tornando alle rappresentazioni inconsce, è evidente come questa concezione sia seduttiva, derivata dai prodromi del pensiero romantico ( vedi Schelling) e ha il vantaggio, come tanti postulati, di essere alla base della spiegazione di eventi psichici, senza doversi chiedere veramente in cosa consiste, da cosa deriva, come funziona. Quindi, nel caso della produzione poetica, non c’è nulla di più facile che affermare che l’ispirazione deriva da fantasie inconsce. E la cosa finisce lì.

Personalmente non nego la possibile esistenza di fantasie inconsce, ma mi sembra che con troppa disinvoltura non si è, per esempio, indagato se esista un aspetto di costruzione delle immagini evocate, al momento dell’evocazione stessa e non un ricorso a rappresentazioni  già definite e sedimentati nel tempo. Cioè è l’introduzione di uno schema dinamico  che pur utilizzando i dati mnestici esperenziali ,crei qualcosa di nuovo.

Questo eventuale processo, comune a tutto il sistema psichico, diventa particolarmente significativo , a mio avviso, nella produzione poetica sia come antefatto causale che come risultato immaginativo.

Ma, come ho già sottolineato in un intervento precedente, tale processo di costruzione è specifico nella produzione ma si diversifica nella fruizione. Cioè io lettore di una lirica, evoco scenari diversi, perché “miei” rispetto a quelli dai quali il poeta era partito.

Eventualmente il problema, non da poco e che è anche alla base della valutazione critica di una poesia, è quali dei suoi componenti siano riusciti ad evocare scenari densi di emozionalità. Sempre che si voglia considerare il prodotto poetico come una fonte potente nel campo degli affetti, positivi e negativi, e non un atto comunicativo ed informativo.

(1) A.Paivio- Mind and its evolution:a dual coding …-Psychology Press-2007-2013

(2) Per un’analisi specifica del concetto di  rappresentazioni inconsce originarie (o Fantasmi) vedi :J.Laplanche, J.B. Pontalis “Fantasma originario, Fantasmi delle origini, Origini del Fantasma” ed.it. Il Mulino 1988

 

 

 

 

 

 

 

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